Quando si incrociano due passioni

© Stefano D’Offizi – 30 Seconds to Mars @ Rock in Roma//Auditorium parco della Musica – 2019 – www.rockerilla.com

Proprio in questi giorni si parla di “ripartire”, c’è un gran fermento in ogni direzione e con pareri spesso contrastanti fra loro. Spicca sicuramente la situazione dei concerti e dello spettacolo, che a quanto pare potrebbe ripartire già a giugno, se non fosse per le misure di sicurezza che ovviamente azzerano le possibilità che questo mondo riprenda la marcia. Basta leggere il punto numero 8 del decreto che vieterebbe la somministrazione di bevande e cibi di qualsiasi genere, basta aggiungere la limitazione ad un massimo di 1000 persone ad evento se all’aperto e 200 al chiuso ed il gioco è fatto, da questa mattina i comunicati stampa dei maggiori festival Italiani si susseguono in un unico messaggio che li accomuna: arrivederci (speriamo) al 2021. Ecco qualcosa che ci mancherà terribilmente: come avevo detto nel primo “capitolo”, ho avuto due grandi vere passioni nella vita, la Musica prima e la Fotografia subito dopo. La prima, mi conquistò in tenerissima età, trasformandomi in un rocker prematuro già all’età di 8 anni. Mi piaceva lo sfogo provocato da quel tipo di musica: il Rock era entrato di prepotenza nella mia esistenza e mi affascinava la sua energia ed il suo ritmo. A nove anni imbrattai il mio zaino nuovo col pennarello, scrivendo “Quen”, sbagliando malamente il nome del gruppo e peggiorando le cose con una correzione altrettanto grottesca. Non avevo idea di chi fossero in effetti ma mi ero innamorato del film Highlander e della sua colonna sonora, tanto che in un acquarello a piacere in quarta elementare, disegnai il palco di un ipotetico concerto con un musicista riccio e capellone (probabilmente Brian May) con in mano un improbabile sassofono. Non esisteva internet e per un ragazzino di 9 anni reperire certe informazioni non era proprio facile, così ero spesso costretto ad improvvisare. Crescendo scoprii le riviste specializzate come Rockerilla, Il Mucchio, Metal Hammer e le compiante Metal Shock e Rockstar, avevo sul comodino un’enciclopedia del Rock che divenne una sorta di bibbia e frequentavo i più strani negozi di dischi in tutta Roma, dove credo di aver comprato e ascoltato di tutto. Naturalmente provai anche a suonare e cantare, con risultati se non altro simpatici (soprattutto nel secondo caso) ma troppo instabili e troppo poco continuativi per essere presi sul serio. Decisi quindi di abbandonare un pezzo alla volta i vari tentativi musicali relegandoli al semplice passatempo, proprio mentre un passo alla volta si faceva strada in me un’altra passione, senza sapere che avrebbe preso il sopravvento su di me e sulla mia creatività. Ciò nonostante la musica rimase una costante e per un periodo molto lungo della mia vita ha continuato a viaggiare in un binario parallelo alla fotografia, seppure questa viaggiava sempre più veloce. La folgorazione ci fu grazie a Nel Nome del Rock, un festival che si svolgeva a Palestrina (RM) e che per anni ha visto nomi internazionali rincorrersi su un palco splendido nel bel mezzo di un parco pubblico al centro di una bellissima cittadina.

© Stefano D’Offizi – DMBQ – Nel Nome del Rock – 2009

Dal 1999, anno della prima edizione a cui presi parte (in cartellone Morphine e Queens of the Stone Age) e per molti anni a venire, mi trasferivo in tenda per una decina di giorni, aiutando dove potevo, finché al termine dell’edizione 2006 decisi di armarmi di una macchina fotografica “seria” per immortalare le gesta del festival. Acquistai così la mia prima reflex e mi gettai a capofitto sui libri di fotografia, avevo deciso che in un anno avrei imparato quanto c’era da sapere sull’argomento. Ovviamente non fu proprio così dato che ancora oggi continuo a studiare, ma si tratta di un periodo bellissimo in cui qualcosa di nuovo ed inesplorato prendeva forma nella mia testa. Cercavo anno dopo anno, di riprodurre quegli scatti visti sulle riviste che mi balenavano nella memoria. Con il tempo attendere l’estate per quei dieci giorni non era più abbastanza, così iniziai a fotografare concerti con una certa regolarità, continuando a cercare il modo per migliorare ed evolvermi. Dopo qualche tentativo con altre testate, nel 2011 nacque Relics, webzine che mi permise di chiedere i primi accrediti nei vari live club di Roma e che ancora oggi ci accompagna nel mondo della musica, poi qualche anno fa approdai finalmente in una testata importante come Rockerilla, grazie alla quale l’incrocio dei miei due mondi fu realtà. Poter fondere musica e fotografia era (ed è ancora oggi) il massimo, adrenalina e tensione sfociano in un turbine di emozioni che dura tre brani (i primi tre brani sono generalmente gli unici fotografabili dalla stampa) durante i quali bisogna mantenere la concentrazione e non lasciarsi troppo prendere dalla situazione. Mi sono sentito subito parte di questo mondo, che seppur pieno di insidie e difficoltà, sa regalare tante cose belle soddisfazioni, amicizie ed anche amori (eh si 😊).
Sono passati tredici anni da quando acquistai la mia prima reflex digitale, e non ho ancora smesso di studiare, questo perché bisogna avere l’umiltà di non sentirsi mai “arrivati”, ma soprattutto perché è bellissimo scoprire nuovi modi di esprimere la propria creatività, in qualche modo ci si sente liberi da confini che non esistono. Ancora una volta mi rendo conto che emozionarsi nel fotografare ci regala una spinta in più, questo perché adoriamo fotografare e quando possiamo ritrarre qualcosa che ci piace e ci emoziona, siamo spinti da un’energia trascinante. Questo 2020 sarà un anno meno divertente, senza concerti e senza eventi, ma la speranza che col tempo tornerà la normalità o qualcosa che gli somiglia deve darci coraggio e forza di volontà.
…siamo cacciatori di emozioni, e la nostra stagione è sempre aperta.

con Mark Sandman – Morphine – 1999 – Nel Nome del Rock

 

Stefano D'offiziQuando si incrociano due passioni

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