Cacciatori di emozioni

Accadono cose attorno a noi che ci coinvolgono a tal punto da lasciare dentro di noi una traccia duratura nel tempo. Una sensazione legata in modo indissolubile ad un dato periodo della nostra vita.
Ed è così che un particolare sapore, odore, vestito, canzone o anche solo un’immagine, entra prepotentemente a far parte della nostra vita, segnando quel preciso ricordo nella memoria. Si tratta di un processo naturale e del tutto istintivo, al quale possiamo dare un valore più o meno corposo nella nostra personalissima storia, fatta di eventi condivisi e ben saldi nella nostra mente, anche a distanza di anni.
…e succede a tutti…
…è per questo motivo che fin da bambino mi sono sentito legato alla fotografia, come se istintivamente sapessi che immortalare un ricordo ci aiuta a stare meglio, a dare un volto, un’immagine a quella sensazione. Anche perché chi si sognerebbe di fotografare qualcosa di spiacevole?
Sono convinto che, quando si corre verso il confortevole rifugio dei ricordi, relativi all’infanzia o comunque a un bel periodo che abbiamo vissuto, riusciamo ad immergerci e riviverlo in parte, anche grazie a quei tasselli che abbiamo posto sul nostro cammino. Ognuno ha i suoi, e quelli che hanno funzionato meglio con me, sono stati sicuramente la musica e la fotografia: le due più grandi passioni che continuano ad accompagnarmi da quando ho memoria.
La musica: mi ha rapito praticamente subito, lasciandomi senza fiato una canzone dopo l’altra, mai pago e sempre assetato di nuovi sapori. Mentre la fotografia si è fatta strada sgomitando tra mille difficoltà, spuntandola. In maniera così imponente che in un certo punto della mia vita ha preso il sopravvento su tutto quello che mi circondava.
Quando cadi preda della fotografia tutto assume un altro significato: ti fermi ad osservare qualsiasi cosa immaginandola all’interno di una fotografia. Ti prudono le mani se ti trovi davanti ad uno spettacolo incredibile e per qualche assurdo motivo non hai qualcosa per fotografare. E poco importa se si tratta del Grand Canyon o della sagra della castagna nel paesino vicino, quello che importa è immortalare quello che vediamo nel modo che abbiamo in testa, per lasciare una traccia del nostro passaggio.
Tutto questo preambolo per darvi un’idea di come la fotografia si sia fatta strada dentro di me, fino a diventare il mio lavoro ed occupare una percentuale piuttosto ingombrante delle mie giornate. Tutto questo per spiegarvi come sono finito a raccontare con le immagini, non solo la mia vita, ma anche quella delle persone che si affidano al nostro studio e al nostro modo di vedere le cose. Con il tempo quasi tutti i lavori ti danno un po’ di noia: è stato così per il mio impiego precedente, è stato lo stesso per molti altri lavori più o meno brevi che mi è capitato di svolgere. Ma se c’è una cosa di cui sono fermamente convinto è che non accadrà mai con la fotografia.
Chi vive di fotografia si ciba di ricordi, di scatti improvvisi e fortuiti, di un colpo d’occhio geniale, dell’istante perfetto ed irripetibile, di luci ed ombre, della danza dei colori, della poesia di un bianco e nero…
…siamo cacciatori di emozioni, e la nostra stagione è sempre aperta.

di Stefano D’Offizi
foto: Giovanna Cedolia

Stefano D'offiziCacciatori di emozioni

Related Posts