5 consigli per scegliere il fotografo per il tuo giorno più bello

A quanto pare per molti il giorno più bello si avvicina, nonostante il periodo assurdo che negli ultimi mesi ci ha destabilizzati tutti. La voglia di festeggiare e tornare ad abbracciarci è uno stimolo forte e festeggiare un evento speciale torna pian piano ad essere in cima ai nostri pensieri. Queste ultime settimane ci hanno regalato un po’ di speranza ed anche se la certezza che tutto sia passato non c’è ancora, sembra avvicinarsi ogni giorno di più. Riprendono così i preparativi interrotti per le cerimonie, giornate speciali che ci fanno sentire liberi di stringerci intorno ai nostri cari, e naturalmente si torna a pianificare ogni particolare, perché giustamente se già prima avevamo voglia che fosse tutto perfetto figuriamoci ora. In molti sono stati costretti a rimandare la data del matrimonio addirittura di un anno, alcuni sono stati costretti a cambiare location, altri a cambiare stagione e di conseguenza anche abiti, allestimenti e così via. Dopo aver scelto location per il ricevimento, abiti ed accessori, ed il luogo della cerimonia, si passa solitamente alle figure incaricate di raccontare ogni cosa: i fotografi, o almeno solitamente la scaletta è questa.

– Il vostro Fotografo dovrà essere un Professionista
– Non basate la vostra scelta solo sul Prezzo
– Dovete essere VOI a scegliere il vostro Fotografo, nessun altro
– Valutate anche la Discrezione di un Fotografo
– Cercate di incontrare e conoscere il vostro Fotografo

Andiamo con ordine e vediamo nel dettaglio quali sono i punti di forza che possono farci scegliere un fotografo piuttosto che un altro:
Il consiglio più prezioso è sicuramente questo: il fotografo per il vostro matrimonio dovrà necessariamente essere un professionista, e purtroppo non è mai un consiglio così scontato. La fotografia è un’arte molto affascinante che raccoglie tantissimi appassionati più o meno preparati, è un mondo bellissimo fatto di studio e fatica, di creatività ed esperienze. La professione è però una cosa diversa! Il ricordo degli eventi di una giornata tanto particolare va affidato a dei professionisti specializzati nel matrimonio, un fotografo tecnicamente bravo e preparato non basta. Un matrimonio presenta tempistiche alle quali si deve essere già abituati, problematiche per le quali spesso non c’è il tempo di ragionare, velocità di esecuzione e padronanza dei propri mezzi sono solo alcune delle armi a disposizione. Una persona brava in cucina sarà in grado di preparare delle pietanze gustose degne di applauso, cucinare durante un matrimonio è ben altra cosa. Stessa cosa se parliamo di musicisti, saper suonare bene non vuol dire saper suonare durante un matrimonio, e così via. Una volta accertata questa differenza sarete voi per primi ad escludere chi non lavora abitualmente nei matrimoni per scegliere un professionista del settore.

Altre volte gli sposi scelgono il fotografo in base al prezzo o alla quantità di “accessori” e “gadget vari” che offrono, ed anche qui si deve fare attenzione. Se da una parte siamo sempre propensi a voler risparmiare qualcosa, soprattutto in un momento difficile come questo, c’è sempre un rovescio della medaglia. All’interno del prezzo di un fotografo professionista ci sono tantissime ore di studio, di pratica sul campo, anni di esperienza, qualità delle attrezzature e non ultimo, il talento che vi ha colpiti. Naturalmente un prezzo spropositato non è sempre sinonimo di certezza così come un prezzo relativamente concorrenziale non è per forza sinonimo di improvvisazione. Molto spesso la verità sta nel mezzo e generalmente, se c’è uno stile fotografico che più vi attira, vedrete che il prezzo sarà più o meno sulla stessa soglia.
Altre volte la scelta ricade sulla conoscenza personale o sulla parentela. La prima cosa da scegliere sono le foto! Sul web è strapieno di portali più o meno conosciuti dove poter confrontare il lavoro di moltissimi professionisti, prendete carta e penna. Se gli scatti vi colpiscono, scrivetevi il nome sul taccuino, se vi lasciano indifferenti andate oltre. Tenete sempre a mente che tutto quel che avrete davanti quel giorno, gli amici, i fiori, la chiesa, la piscina della location, i balli, la torta e così via, potrete ricordarli grazie al fotografo, sarà lui l’incaricato alla costruzione del vostro ricordo perfetto.
Il fotografo deve essere scelto da voi sposi in prima persona, questo perché dovrà essere in grado di produrre immagini in linea con il vostro gusto artistico e con la vostra sensibilità. Mezzo secolo fa i fotografi di matrimonio avevano un certo stile fotografico che nel tempo ha ovviamente subito tantissime modifiche e accorgimenti, sia di natura tecnica che artistica. Con l’avvento della fotografia digitale questa evoluzione ha iniziato a galoppare sempre più veloce ed in tantissime direzioni differenti, dando vita ad un’infinita possibilità di linguaggi e di modi di comunicare. Ancora una volta vi invito a tornare a scegliere gli scatti che più vi rappresentano, superando lo scoglio del “conoscente” o del “familiare”.
Una caratteristica difficile da individuare ma che fa la differenza è la discrezione. Un fotografo professionista che si rispetti è sempre discreto e mai invadente, sia nel porsi con sposi ed invitati, sia nel comporre lo scatto e rubarlo anziché costruirlo, eccezione fatta per gli scatti di coppia. Come detto in precedenza, lo scopo è quello di raccontare tutto, ed un fotografo che riesce a raccontare tutto senza “ingombrare” o addirittura “rubare” la scena agli sposi ha sicuramente una marcia in più. L’unico modo per saperlo è l’esperienza diretta, se quindi siete stati invitati ad un matrimonio ed avete avuto la possibilità di vedere il modo di lavorare di un determinato professionista, oppure tramite passaparola o recensioni sul web.
Come ultima dritta possiamo consigliare la conoscenza diretta con i fotografi candidati, non soffermatevi alla comunicazione a distanza via mail o telefono, il rapporto con il vostro fotografo dovrà andare ben oltre la semplice presentazione. Deve esserci uno scambio, una connessione empatica che vi rivelerà subito se è la scelta giusta o meno, e soprattutto il fotografo avrà molti elementi in più su cui potrà lavorare. Prendetevi il tempo che serve per esporre quanto avete in mente, un professionista si metterà a vostra disposizione fin da subito, troverà il modo di accontentarvi senza snaturare lo stile del proprio lavoro. Inoltre potrete toccare con mano prodotti che vanno visti di persona come stampe ed album; se c’è una frase che i nostri sposi ripetono sempre è questa: “…stampate fanno tutto un altro effetto…”.
Se il traguardo è il ricordo perfetto, dovrete essere certi di aver fatto la scelta perfetta!

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Servizio fotografico di famiglia: cosa indossare?

Un servizio fotografico di famiglia è un evento unico e va curato nei minimi dettagli, uno di questi è l’abbigliamento 🙂
Tanti di voi mi fanno la fatidica domanda: “cosa devo indossare?” Domanda giustissima, perché gli abiti influiscono molto sul risultato finale delle fotografie.

Parole d’ordine: ARMONIA E COORDINAZIONE sia per quanto riguarda lo stile che per il colore.

Lo stile, cosa indossare: potete indossare quello che vi rispecchia di più: se siete dei tipi casual indosserete dei jeans e una camicia/maglia/ maglioncino; se volete puntare sull’eleganza vi indirizzerete su un completo per il papà e un abito elegante per la mamma. L’importante è che tutta la famiglia si coordinata per quanto riguarda lo stile.

Non fatevi influenzare dalle mode del momento, ma prediligete abiti senza tempo.

Abbinare i colori: non vuol dire che tutti dovranno indossare ad esempio maglietta bianca e jeans. Se papà ha i jeans e una camicia bianca, la mamma può indossare un abito bianco oppure di un celeste tenue.
L’importante è che siano colori neutri; le tinte pastello sono le più indicate. Di seguito trovate delle palette per gli abbinamenti colore che potete seguire.

Fantasie o scritte: no alle righe, alle scritte e ai loghi. Sì alle fantasie SOLO se molto delicate: ad esempio un fiorato tenue, delicato e con pochi colori.

Accessori: si agli accessori se non sono troppo “ingombranti”, con il rischio cioè di “rubare la scena”: d’altronde è un servizio fotografico di famiglia e non uno shooting di moda 🙂

Trucco e parrucco: sì chiaramente al trucco! Senza esagerare, ma è importante che la mamma sfoggi il suo look migliore per questo servizio così unico e importante: capelli in ordine e il trucco che vi fa sentire più a vostro agio!
Ricordati comunque che se vuoi puoi usufruire del trucco della nostra truccatrice Valentina di Emotional MakeUp, direttamente in studio.

Immagini Palette: Seeds

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Corso Intermedio di Fotografia

Hai affrontato un corso base ed ora fremi dalla voglia di poter metterne in pratica le lezioni? Hai già una buona conoscenza delle tecniche fotografiche ma vuoi approfondire qualche argomento nello specifico?
Ecco la soluzione!
Un corso pensato per tutti coloro che hanno già maturato una buona conoscenza teorica di base della Fotografia e vogliono imparare sul campo, mettendo in pratica nozioni e tecniche nelle varie situazioni proposte.

dal 12 settembre al 3 novembre

Per info e iscrizioni: info@officinek.com
Dettaglio Corso:

10 lezioni pratiche di cui 6 in esterna e 4 in aula con supporto audiovisivi
Massimo 10 partecipanti per classe
Attestato di partecipazione
Mostra di fine corso
costo: €280.00

10% di sconto riservato ai residenti di Frascati.
20% di sconto riservato a chi ha già frequentato uno dei nostri corsi.

IL PROGRAMMA:
Dieci lezioni pratiche della durata complessiva di 20 ore totali in cui ci si potrà immergere totalmente nelle varie materie fotografiche. La guida ed i consigli di un nostro docente saranno di aiuto per acquisire le nozioni necessarie per ogni argomento.

1 – Il Paesaggio (Sabato 12 settembre 9:30)
(LEZIONE TEORICA + PRATICA IN ESTERNI): Verranno affrontate tutte le componenti tecniche e creative per avvicinarsi alla Fotografia di Paesaggio. Apprendendo la sensibilità alla fotografia di un luogo attraverso la sua storia, lo studio della luce ambientale e la sua interpretazione fotografica. Dalle nozioni teoriche sul genere paesaggio alle migliori impostazioni di ripresa per la fotocamera, fino al test sul campo guidato dal docente in un’uscita creativa in esterni.

2 – La Street Photography (Sabato 19 settembre 9:30)
(LEZIONE TEORICA + PRATICA IN ESTERNI): Introduzione alla Street Photography ed alla Fotografia Urbana, si apprenderanno tecniche e stili di riferimento. Attrraverso una lezione teorica, attraverso un’esterna fotografica in strada ed una lezione di revisione si cercherà di raggiungere la corretta padronanza stilistica, tecnica e compositiva.

3 – Selezione (Martedì 22 settembre 18:00)
(LEZIONE PRATICA IN AULA): Imparare a selezionare le foto è importante quanto scattarle. Osservare il proprio punto di vista in modo critico ed educare il gusto alle immagini, aiuta anche a migliorare la tecnica di scatto.

4 – Lavorazione digitale e postproduzione (Martedì 29 settembre) 18:00)
(LEZIONE PRATICA IN AULA): Attraverso Adobe Photoshop, il software più diffuso per la lavorazione digitale delle immagini e Camera Raw, il suo Plug-In più potente, si affronterà la postproduzione digitale. Tra i temi più difficili, la gestione dei colori e delle luci, l’evoluzione della camera oscura.

5 – Il Ritratto (Martedì 6 ottobre 18:00)
(LEZIONE TEORICA + PRATICA IN SALA POSA): Così come nel ritratto ambientato, in sala posa si imparerà a costruire un rapporto fra fotografo e soggetto, concentrando l’attenzione sulla tecnica di illuminazione e sulle inquadrature, costruendo e contestualizzando un set fotografico, partendo da un concetto che abbia lo scopo di comunicare un messaggio.

6 – Il Ritratto Ambientato (Sabato 10 ottobre 10:00)
(LEZIONE TEORICA + PRATICA IN ESTERNI): E’ possibile raccontare una storia attraverso un Ritratto: mediante una lezione teorica ed un tema specifico si cercherà di avvicinare i partecipanti alle tecniche del “Ritratto Ambientato”.

7 – Paesaggio e Street Notturni (Sabato 17 ottobre 21:00)
(LEZIONE TEORICA + PRATICA IN ESTERNI): Dal Paesaggio al Paesaggio notturno, attraverso tecniche fotografiche specifiche per la ripresa notturna: teoria, pratica segreti per la migliore resa fotografica.

8 – Flash Cobra (Martedì 20 ottobre 18:00)
(LEZIONE TEORICA + PRATICA IN ESTERNI): Prendere confidenza con un flash non è mai uno scherzo. Si imparerà a controllare ed utilizzare a proprio piacimento la luce di un flash cobra, tenendo presente le difficoltà derivanti dall’ambiente e dalle condizioni di luce circostanti.

9 – Il Reportage (Sabato 24 ottobre 16:00)
(LEZIONE TEORICA + PRATICA IN ESTERNI): Differenza tra reportage e la fotografia di strada – alcuni trucchi per essere un buon reporter: l’approccio tecnico, l’attrezzatura e il comportamento – Carpe Diem: che cosa rende speciale una fotografia? – spunti fotografici utili per raccontare lo spaccato quotidiano delle persone nel loro habitat naturale.

10 – Revisione finale (Martedì 3 novembre 18:00)
Un’accurata revisione grazie alla lezione precedente, aiuterà ad imparare l’autocritica e lo studio a mente fredda delle proprie immagini.

Stefano D'offiziCorso Intermedio di Fotografia
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Corso Base di Fotografia

Un corso di Fotografia specifico per chi parte da zero, ma anche per chi non è completamente a digiuno, per apprendere i segreti ed i trucchi di una buona composizione fotografica e non solo…
Possiedi una macchina fotografica o ne hai acquistata una e non sai come usarla correttamente?
Troppi settaggi e menù incomprensibile?
Pensi di avere un occhio “particolare” e vuoi raccontare qualcosa attraverso le immagini?
Hai sempre scattato in pellicola e ti spaventa passare al digitale?
Non hai mai letto il manuale della tua fotocamera?
Non sai quale obiettivo o accessorio aggiuntivo comprare che possa fare al caso tuo?
Questi ed altre domande troveranno risposte adeguate!
Tutti i Lunedì dal 7 settembre al 9 ottobre
H.18.00-20:00
 
Per info e iscrizioni: info@officinek.com
Il corso si svolgerà a Frascati presso lo studio fotografico Officine K in Via Maffeo Pantaleoni 25/27 – tel. 0689026028
 
12 lezioni (10 in aula + 2 uscite fotografiche in esterna)
Massimo 10 partecipanti per classe
Lezioni in aula con supporto audiovisivi
Attestato di partecipazione
costo: €280.00
 
SCONTO DEL 10% RISERVATO PER I RESIDENTI IN FRASCATI!
 
Anticipo di €50 al momento dell iscrizione entro una settimana dall’inizio del corso. Il restante saldo sarà versato alla prima lezione
 
A CHI PUO’ INTERESSARE?
Il corso è aperto a tutti i livelli di conoscenza: amanti della fotografia e aspiranti professionisti che desiderano acquisire, migliorare e approfondire la tecnica e la storia di questo mondo affascinante.
 
NON SOLO DIGITALE!
Analogico o Digitale? Pellicola o Sensore? Camera Oscura o Photoshop? Poco importa: con questo corso imparerai a sfruttare al massimo la tua attrezzatura, qualunque essa sia.
 
METTERE IN PRATICA:
Imparare a ragionare semplicemente guardando, con esercitazioni pratiche e sperimentazioni libere.
 
Stefano D'offiziCorso Base di Fotografia
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Tornano i Corsi di Fotografia da Officine K

A settembre tornano i corsi di Fotografia a Frascati. Dal 7 settembre prenderà il via il nuovo Corso Base, ideato per chi ha voglia di imparare a fotografare partendo da zero. Appuntamento alle 18:00 ogni lunedì, per dieci lezioni di due ore e due uscite fotografiche da programmare insieme. Un viaggio divertente e pieno di passione, dopo il quale la Fotografia non sarà più la stessa.
In partenza anche il Corso Intermedio: dieci appuntamenti specifici, ognuno con un tema da approfondire ed una tecnica differente, perché fotografare non è solo inquadrare e seguire delle regole, è soprattutto vivere le esperienze ed imparare a raccontarle.

Stefano D'offiziTornano i Corsi di Fotografia da Officine K
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Il primo… non si scorda mai

Come ribadito più volte, la necessità di un cacciatore di emozioni sta nel dover raccontare qualcosa per creare un ricordo, un’immagine che rimanga per sempre. In cima a tutti i ricordi che amiamo visitare di tanto in tanto, troviamo sicuramente le giornate importanti, quelle belle e significative in cui tutti quelli che ci vogliono bene sono lì con noi, a festeggiare qualcosa che cambierà la nostra vita. Di eventi così ce ne possono capitare diversi, ma quello più romantico e bello da raccontare è sicuramente il Matrimonio. Non voglio entrare troppo nello specifico, perché il significato che diamo a questa parola e al suo concetto può variare e assumere infinite sfaccettature da persona a persona. Di certo c’è che si tratta di un evento assolutamente felice ed emozionante. Tutti siamo stati ad almeno un matrimonio, e tutti abbiamo fatto delle fotografie, con il telefono, la compattina o la Polaroid, con l’automatica di papà o la reflex nuova. Lo scopo finale è sempre lo stesso: fissare un istante nel tempo.
La prima volta che mi è capitato di fotografare un Matrimonio con un occhio un po’ più concentrato è stato il 30 settembre del 2012, quando Valentina e Massimiliano, due amici che conosco da molto tempo, mi invitarono alla loro unione. In quel periodo la fotografia non era ancora il mio lavoro al cento per cento. Un paio di settimane prima avevo assistito al matrimonio di mia cugina che mi aveva proposto di essere il loro fotografo. Rifiutai. Già, perché non me la sentivo di prendermi sulle spalle una simile responsabilità, non ero pronto e non avevo l’esperienza necessaria, ma soprattutto il rischio di rovinare un ricordo così bello era un pensiero troppo pressante. Sapevo che non avrei vissuto l’esperienza in modo tranquillo, stavo studiando in ogni momento libero, ma davanti a me vedevo ancora una salita piuttosto lunga. Mia cugina infine ascoltò il mio suggerimento e scelse un fotografo professionista, ed io portai comunque con me la macchina fotografica, facendo ben attenzione a non disturbare il lavoro del fotografo. Nonostante avessi chiarito la scelta di essere un semplice invitato, mi sentivo comunque in soggezione ogni volta che inquadravo gli sposi, così decisi di lasciar perdere, e a parte qualche scatto con parenti e amici non portai a casa molto altro. Quell’esperienza suonava come una sconfitta: non ero riuscito nel mio intento, mi ero bloccato, forse proprio perché mi avevano chiesto di fare un qualcosa per cui non ero ancora pronto, troppo umile per buttarmi, troppo poco stupido per non comprendere l’impegno che avevo davanti. Ero comunque consapevole che la scelta fatta era stata quella giusta, ma qualcosa di stonato nella mia testa mi dava ancora fastidio: mi ero autoinibito, troppo concentrato sul non diventare il classico “Cugino Fotografo”, figura mitologica che da sempre infesta le leggende delle cerimonie. Due settimane dopo c’era il matrimonio di Valentina e Massimiliano e decisi di portare nuovamente la macchina fotografica, anche se ancora nelle vesti di invitato, e fortunatamente stavolta gli sposi avevano scelto un altro professionista senza interpellarmi, così mi sentii libero di girovagare e di scattare durante tutto il giorno, facendo sempre comunque attenzione a non intralciare. L’impatto su di me fu abbastanza interessante, era la prima volta che potevo concentrarmi sulle emozioni in modo del tutto indisturbato, anche se le difficoltà c’erano e non erano da poco. Innanzitutto, non essendo io il professionista al lavoro, volendo evitare di distrarre e disturbare non potevo usare il flash, e avrei inoltre incasinato i flash del fotografo. La luce era poca, come spesso accade nelle chiese, inoltre quel giorno pioveva. Dei nuvoloni scuri avevano riempito il cielo di Roccagorga, un paesino in provincia di Latina con poco più di 4000 anime, un po’ arrampicato sulle colline che si stagliano tutto intorno. La sposa decise di raggiungere la chiesa a piedi, accompagnata dal papà e dagli altri parenti stretti che l’aiutavano con gli ombrelli ed il velo. Già in quel momento si sentiva la tensione nell’aria, tutto stava per cominciare e gli invitati correvano in chiesa, un po’ per ripararsi dalla pioggia, un po’ per non farsi trovare li fuori all’arrivo della sposa. Fui uno degli ultimi a rientrare, dopo aver scattato la prima foto di quel giorno, che probabilmente rimase come una delle più significative di quel “mio” primo matrimonio. Tra i fotografi (o per meglio dire fotoamatori) che non scattano abitualmente in simili cerimonie, sentivo spesso dire cose tipo “Non mi piace fotografare matrimoni” o “…che noia”. Dopo quella mia prima volta, mentre guidavo tornando a casa, ricordo di aver pensato che non solo mi ero divertito, ma avevo anche fotografato qualcosa di nuovo e stimolante: era tutto lì, era tutto vero, non si doveva far altro che raccontarlo. In quella giornata si imprimeva per sempre dentro me il desiderio di raccontare altre giornate come quella. Avevo un nuovo obbiettivo da raggiungere e qualcosa di nuovo da iniziare a studiare.
…siamo cacciatori di emozioni, e la nostra stagione è sempre aperta.

Stefano D'offiziIl primo… non si scorda mai
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Quando si incrociano due passioni

© Stefano D’Offizi – 30 Seconds to Mars @ Rock in Roma//Auditorium parco della Musica – 2019 – www.rockerilla.com

Proprio in questi giorni si parla di “ripartire”, c’è un gran fermento in ogni direzione e con pareri spesso contrastanti fra loro. Spicca sicuramente la situazione dei concerti e dello spettacolo, che a quanto pare potrebbe ripartire già a giugno, se non fosse per le misure di sicurezza che ovviamente azzerano le possibilità che questo mondo riprenda la marcia. Basta leggere il punto numero 8 del decreto che vieterebbe la somministrazione di bevande e cibi di qualsiasi genere, basta aggiungere la limitazione ad un massimo di 1000 persone ad evento se all’aperto e 200 al chiuso ed il gioco è fatto, da questa mattina i comunicati stampa dei maggiori festival Italiani si susseguono in un unico messaggio che li accomuna: arrivederci (speriamo) al 2021. Ecco qualcosa che ci mancherà terribilmente: come avevo detto nel primo “capitolo”, ho avuto due grandi vere passioni nella vita, la Musica prima e la Fotografia subito dopo. La prima, mi conquistò in tenerissima età, trasformandomi in un rocker prematuro già all’età di 8 anni. Mi piaceva lo sfogo provocato da quel tipo di musica: il Rock era entrato di prepotenza nella mia esistenza e mi affascinava la sua energia ed il suo ritmo. A nove anni imbrattai il mio zaino nuovo col pennarello, scrivendo “Quen”, sbagliando malamente il nome del gruppo e peggiorando le cose con una correzione altrettanto grottesca. Non avevo idea di chi fossero in effetti ma mi ero innamorato del film Highlander e della sua colonna sonora, tanto che in un acquarello a piacere in quarta elementare, disegnai il palco di un ipotetico concerto con un musicista riccio e capellone (probabilmente Brian May) con in mano un improbabile sassofono. Non esisteva internet e per un ragazzino di 9 anni reperire certe informazioni non era proprio facile, così ero spesso costretto ad improvvisare. Crescendo scoprii le riviste specializzate come Rockerilla, Il Mucchio, Metal Hammer e le compiante Metal Shock e Rockstar, avevo sul comodino un’enciclopedia del Rock che divenne una sorta di bibbia e frequentavo i più strani negozi di dischi in tutta Roma, dove credo di aver comprato e ascoltato di tutto. Naturalmente provai anche a suonare e cantare, con risultati se non altro simpatici (soprattutto nel secondo caso) ma troppo instabili e troppo poco continuativi per essere presi sul serio. Decisi quindi di abbandonare un pezzo alla volta i vari tentativi musicali relegandoli al semplice passatempo, proprio mentre un passo alla volta si faceva strada in me un’altra passione, senza sapere che avrebbe preso il sopravvento su di me e sulla mia creatività. Ciò nonostante la musica rimase una costante e per un periodo molto lungo della mia vita ha continuato a viaggiare in un binario parallelo alla fotografia, seppure questa viaggiava sempre più veloce. La folgorazione ci fu grazie a Nel Nome del Rock, un festival che si svolgeva a Palestrina (RM) e che per anni ha visto nomi internazionali rincorrersi su un palco splendido nel bel mezzo di un parco pubblico al centro di una bellissima cittadina.

© Stefano D’Offizi – DMBQ – Nel Nome del Rock – 2009

Dal 1999, anno della prima edizione a cui presi parte (in cartellone Morphine e Queens of the Stone Age) e per molti anni a venire, mi trasferivo in tenda per una decina di giorni, aiutando dove potevo, finché al termine dell’edizione 2006 decisi di armarmi di una macchina fotografica “seria” per immortalare le gesta del festival. Acquistai così la mia prima reflex e mi gettai a capofitto sui libri di fotografia, avevo deciso che in un anno avrei imparato quanto c’era da sapere sull’argomento. Ovviamente non fu proprio così dato che ancora oggi continuo a studiare, ma si tratta di un periodo bellissimo in cui qualcosa di nuovo ed inesplorato prendeva forma nella mia testa. Cercavo anno dopo anno, di riprodurre quegli scatti visti sulle riviste che mi balenavano nella memoria. Con il tempo attendere l’estate per quei dieci giorni non era più abbastanza, così iniziai a fotografare concerti con una certa regolarità, continuando a cercare il modo per migliorare ed evolvermi. Dopo qualche tentativo con altre testate, nel 2011 nacque Relics, webzine che mi permise di chiedere i primi accrediti nei vari live club di Roma e che ancora oggi ci accompagna nel mondo della musica, poi qualche anno fa approdai finalmente in una testata importante come Rockerilla, grazie alla quale l’incrocio dei miei due mondi fu realtà. Poter fondere musica e fotografia era (ed è ancora oggi) il massimo, adrenalina e tensione sfociano in un turbine di emozioni che dura tre brani (i primi tre brani sono generalmente gli unici fotografabili dalla stampa) durante i quali bisogna mantenere la concentrazione e non lasciarsi troppo prendere dalla situazione. Mi sono sentito subito parte di questo mondo, che seppur pieno di insidie e difficoltà, sa regalare tante cose belle soddisfazioni, amicizie ed anche amori (eh si 😊).
Sono passati tredici anni da quando acquistai la mia prima reflex digitale, e non ho ancora smesso di studiare, questo perché bisogna avere l’umiltà di non sentirsi mai “arrivati”, ma soprattutto perché è bellissimo scoprire nuovi modi di esprimere la propria creatività, in qualche modo ci si sente liberi da confini che non esistono. Ancora una volta mi rendo conto che emozionarsi nel fotografare ci regala una spinta in più, questo perché adoriamo fotografare e quando possiamo ritrarre qualcosa che ci piace e ci emoziona, siamo spinti da un’energia trascinante. Questo 2020 sarà un anno meno divertente, senza concerti e senza eventi, ma la speranza che col tempo tornerà la normalità o qualcosa che gli somiglia deve darci coraggio e forza di volontà.
…siamo cacciatori di emozioni, e la nostra stagione è sempre aperta.

con Mark Sandman – Morphine – 1999 – Nel Nome del Rock

 

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L’importante è stampare… sempre!

Dove eravamo rimasti?
Per ogni cacciatore di emozioni esiste un premio finale, che può derivare dalla soddisfazione personale, da un apprezzamento conseguente alla condivisione via social network o sito web, a volte rappresentato da un elevato numero di “like” sul proprio profilo instagram o flickr che sia. A tutti piace sentirsi dire che un proprio scatto ha colto nel segno, e nessuno si sognerebbe mai di negarlo. Questo perché l’arte come concetto generico, che sia una fotografia, un film, una canzone, una scultura, una ricetta culinaria per un piatto unico, o qualsiasi altra cosa vi venga in mente, ha comunque alla base il desiderio di condivisione. Scattiamo fotografie per poterle mostrare alle persone che ci sono vicine, ai nostri figli che un giorno cresceranno e potranno vedere quanto è cambiato il mondo attorno a loro. Le rendiamo pubbliche e condivisibili per poterle mostrare in un istante alle persone fisicamente lontane, per confrontarci col resto del mondo in tempo reale, ed in questo facebook, instagram e le decine di altri social network ci hanno dato un grandissimo aiuto…
…ma si tratta di un premio effimero che prima o poi perderà di valore e di efficacia, destinato ad essere dimenticato, forse non oggi né domani e magari non nei prossimi dieci anni. Ad esempio tutti ricordiamo la quantità di VHS che per anni sovraffollavano le librerie nelle nostre case: per circa un ventennio abbiamo videoregistrato di tutto, film visti decine di volte, puntate sparse del nostro telefilm preferito e così via, fino a riempirci casa di plastica ingombrante. Improvvisamente, un bel giorno degli anni 2000, la tecnologia necessaria per poter utilizzare quel supporto è diventata obsoleta, uscendo quindi dalla produzione e dall’interesse collettivo, fino a diventare introvabile, e tutte quelle montagne di videocassette si sono inevitabilmente trasformate in “qualcosa di scomodo a cui trovare un posto”. A parte il discorso dell’ingombro fisico, questo è quanto accadrà alle nostre fotografie pubblicate sui vari social, dimenticate negli hard disk o nelle schede di memoria di vecchi cellulari: andranno perdute. Dobbiamo imparare la lezione del VHS e di tutti gli altri supporti che da un giorno all’altro hanno perso l’utilità per i quali erano stati creati. Le informazioni sono ancora li dentro, ma non esiste più in commercio un modo per poterle vedere, ed è quindi come se non ci fossero. Proviamo a pensare a quante foto scattiamo ogni giorno con il cellulare; quante volte ci capita di riguardarle? Sicuramente facendo un calcolo in proporzione direi pochissime volte, eppure se le abbiamo scattate un motivo deve esserci stato.
Ora fermiamoci un istante a ripensare ai ricordi di quando eravamo bambini: personalmente da questo punto di vista devo dire di essere stato abbastanza fortunato, perché seppure mio padre si chiama Sergio, non ha mai avuto a che fare con la fotografia come il suo omonimo (direttore della fotografia a Cinecittà su oltre settanta film dal 1963 al 2000) ma scattava moltissime foto, e quasi tutte le immagini che affiorano dai miei ricordi, hanno una base fotografica legata a quegli scatti. La mia memoria di bambino è soprattutto derivante da quelle fotografie, ed anche se erano altri tempi e le tecnologie erano meno precise, quegli scatti hanno tutt’ora un’importanza essenziale nella mia vita: ancora oggi sorrido mentre le sfoglio insieme a mia figlia, mentre noto le nostre somiglianze e mi rivedo negli occhi di mio padre alla mia età. Eccola la differenza!
Se mio padre avesse lasciato quei negativi in delle scatole sarebbe stato come lasciare le foto di oggi nelle schede di memoria o negli hard disk: molte sarebbero andate perse, di altre non avrei neanche saputo l’esistenza, mentre invece sono arrivate ai miei occhi prima ed a quelli di mia figlia poi, regalando tutto un altro valore ad ogni singolo scatto. Il miglior backup che potete effettuare alle vostre fotografie, è la stampa. Quante volte ci è capitato di dover cambiare telefono per un qualsiasi motivo e non siamo riusciti a recuperare le foto al suo interno?
Oggi si è persa l’abitudine di stampare fotografie, perché siamo fin troppo convinti che questo mondo non ha più segreti, facciamo mille foto al giorno con il telefono, siamo in grado di mostrarle ad amici e parenti distanti migliaia di chilometri in tempo reale, ma ne stampiamo pochissime.
Un giorno computer e cellulari vari diverranno obsoleti e finiremo in un buco nero digitale in cui andranno perse tantissime informazioni, non solo fotografiche, e se c’è una cosa che questa pandemia ci ha insegnato, è dare il giusto valore alle cose, ed un ricordo che non viene stampato oggi, è un ricordo che non avete fotografato domani.
…siamo cacciatori di emozioni, e la nostra stagione è sempre aperta.

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Cacciatori di emozioni

Accadono cose attorno a noi che ci coinvolgono a tal punto da lasciare dentro di noi una traccia duratura nel tempo. Una sensazione legata in modo indissolubile ad un dato periodo della nostra vita.
Ed è così che un particolare sapore, odore, vestito, canzone o anche solo un’immagine, entra prepotentemente a far parte della nostra vita, segnando quel preciso ricordo nella memoria. Si tratta di un processo naturale e del tutto istintivo, al quale possiamo dare un valore più o meno corposo nella nostra personalissima storia, fatta di eventi condivisi e ben saldi nella nostra mente, anche a distanza di anni.
…e succede a tutti…
…è per questo motivo che fin da bambino mi sono sentito legato alla fotografia, come se istintivamente sapessi che immortalare un ricordo ci aiuta a stare meglio, a dare un volto, un’immagine a quella sensazione. Anche perché chi si sognerebbe di fotografare qualcosa di spiacevole?
Sono convinto che, quando si corre verso il confortevole rifugio dei ricordi, relativi all’infanzia o comunque a un bel periodo che abbiamo vissuto, riusciamo ad immergerci e riviverlo in parte, anche grazie a quei tasselli che abbiamo posto sul nostro cammino. Ognuno ha i suoi, e quelli che hanno funzionato meglio con me, sono stati sicuramente la musica e la fotografia: le due più grandi passioni che continuano ad accompagnarmi da quando ho memoria.
La musica: mi ha rapito praticamente subito, lasciandomi senza fiato una canzone dopo l’altra, mai pago e sempre assetato di nuovi sapori. Mentre la fotografia si è fatta strada sgomitando tra mille difficoltà, spuntandola. In maniera così imponente che in un certo punto della mia vita ha preso il sopravvento su tutto quello che mi circondava.
Quando cadi preda della fotografia tutto assume un altro significato: ti fermi ad osservare qualsiasi cosa immaginandola all’interno di una fotografia. Ti prudono le mani se ti trovi davanti ad uno spettacolo incredibile e per qualche assurdo motivo non hai qualcosa per fotografare. E poco importa se si tratta del Grand Canyon o della sagra della castagna nel paesino vicino, quello che importa è immortalare quello che vediamo nel modo che abbiamo in testa, per lasciare una traccia del nostro passaggio.
Tutto questo preambolo per darvi un’idea di come la fotografia si sia fatta strada dentro di me, fino a diventare il mio lavoro ed occupare una percentuale piuttosto ingombrante delle mie giornate. Tutto questo per spiegarvi come sono finito a raccontare con le immagini, non solo la mia vita, ma anche quella delle persone che si affidano al nostro studio e al nostro modo di vedere le cose. Con il tempo quasi tutti i lavori ti danno un po’ di noia: è stato così per il mio impiego precedente, è stato lo stesso per molti altri lavori più o meno brevi che mi è capitato di svolgere. Ma se c’è una cosa di cui sono fermamente convinto è che non accadrà mai con la fotografia.
Chi vive di fotografia si ciba di ricordi, di scatti improvvisi e fortuiti, di un colpo d’occhio geniale, dell’istante perfetto ed irripetibile, di luci ed ombre, della danza dei colori, della poesia di un bianco e nero…
…siamo cacciatori di emozioni, e la nostra stagione è sempre aperta.

di Stefano D’Offizi
foto: Giovanna Cedolia

Stefano D'offiziCacciatori di emozioni
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